Fink e Fliederbusch. Commedia in tre atti

Fink e Fliederbusch. Commedia in tre atti

di Arthur Schnitzler

Fink und Fliederbusch, commedia in tre atti pubblicata per la prima volta in italiano a cura di Fabrizio Cambi, porta letteralmente in scena il «doppio», amara metafora del relativismo che non risparmia neppure le intime certezze del singolo. Arthur Schnitzler, figlio di un medico e medico egli stesso, fu definito da Freud il suo «doppio», capace di sapere «per intuizione – ma in verità a causa di una raffinata percezione di sé – tutto ciò che io con faticoso lavoro ho scoperto negli altri uomini.» Racconti e novelle come Morire (1892), Fuga nelle tenebre (1912), il monologo interiore La signorina Else (1924) e il romanzo Therese (1928) sono la perfetta mediazione letteraria tra questa capacità analitica e nuove tecniche di narrazione da essa derivanti. Ma il ruolo di «doppio» freudiano si addice in particolare all’autore per il teatro, che seppe mettere in scena le contraddizioni della morale borghese, i fantasmi e i tabù della società viennese dalla fine del secolo agli anni di guerra e della dissoluzione dell’Impero asburgico. Fink und Fliederbusch, commedia in tre atti pubblicata per la prima volta in italiano a cura di Fabrizio Cambi, porta letteralmente in scena il «doppio», amara metafora del relativismo che non risparmia neppure le intime certezze del singolo. Farsa e satira insieme, è una critica sferzante dei media di inizio secolo e in particolare della stampa viennese.